Alla Vetera Musa
Mia signora, come in sogno, mi sembra di vederti in un pomeriggio d’autunno, nel tuo giardino, mentre leggi e studi avidamente.
E non ti accorgi che dietro di te le piante si arrossano per la tristezza di Cerere e si agitano alla leggera brezza gelida, messaggera d’inverno.
Le foglie di un albero vicino cadono su di te come pioggia d’oro, le ultime rose dell’anno, proprio quelle sull’arco di pietra dietro di te, sorridono alla tua bellezza e i loro petali ti accarezzano, mentre i raggi del sole morente cingono i tuoi bei capelli d’ebano con una corona di fuoco e la luna nascente illumina d’eterno i tuoi occhi…
Ora, però, mia Musa, chiudi il libro e corri in casa, poiché il sole è ormai calato e le tue mani cominciano a essere gelide.
Va’ e scalda le tue membra d’alabastro al fuoco vivace della stufa!
Quarantena – autunno 2020.
Rubrarosa
Come di consueto le parole alla tua Musa sono speciali.
Spero che un giorno le possa leggere, o, meglio, ascoltare.
Tu continua a trasmetterci poesia, Sognatore Friulano.
Michele Peris
Le Muse sono capricciose… e tanto! Ma io non demordo nel cantare loro, la bellezza che trasmettono e il loro influsso benefico!